lunedì, 31 marzo 2008, ore 08:48
scarabocchiato da vally80 in

A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all’aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po’
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere,
a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore,
a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei...
e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei...sostanza dei sogni...

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mercoledì, 12 marzo 2008, ore 14:58
scarabocchiato da vally80 in

 
«Il chirurgo-killer pianificò
l'omicidio di moglie e figlie»
Per gli investigatori, il chirurgo vascolare Enrico Brandimarte aveva studiato e preparato l'assassinio di sua moglie (Anna Maria Fanelli, 44 anni, infermiera nel suo stesso ospedale, il Santissima Annunziata di Taranto) e delle figlie Rossella e Cristina, rispettivamente, di 14 e 11 anni. Come ricorderete, ieri mattina, le ha sorprese nel sonno e ha sfondato il cranio di tutte e tre a martellate. Poi si è reciso l'arteria femorale, forse con un bisturi, morendo dissanguato.
Soffriva di depressione e, da una decina di giorni, aveva lasciato il tetto coniugale. Ma aveva le chiavi
TARANTO - Per gli investigatori, non ci sarebbero più molti dubbi intorno al fatto che starebbe stata premeditata e studiata la strage compiuta ieri mattina nella sua casa da Enrico Brandimarte, il medico tarantino che ha ucciso a colpi di martello la moglie e le due figlie e si è poi suicidato tagliandosi un’arteria femorale col bisturi.
In casa è stato trovato un biglietto scritto a mano dal medico, ma non contiene frasi che riguardino il pluriomicidio. Ci sono appunti del tipo: «chiudere il box, aprire la serranda, ricordarsi di chiudere la luce». Ogni frase è sbarrata.
Anche su questi appunti si stanno concentrando le attenzioni per cercare di capire come si sia giunti al gesto estremo di ieri mattina.
I carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Taranto stanno scavando nel passato del medico che, a quanto pare, negli ultimi due anni si assentava spesso dal lavoro presentando certificati medici. E oggi sono stati interrogati parenti e conoscenti della famiglia Brandimarte.
Per il momento ciò che è emerso è che l'uomo aveva lasciato la casa coniugale da una decina di giorni.
Brandimarte era andato a vivere da solo nella villetta estiva di Gandoli, sulla litoranea salentina, dove una ventina di anni fa si era suicidata sua madre lanciandosi dal balcone. Continuava tuttavia a tenere le chiavi dell’appartamento di via Gobetti, dove è avvenuto il massacro.

LA RICOSTRUZIONE DA FILM DELL'ORRORE
Intorno alle sei di ieri mattina ha bussato alla porta di quella che fino a pochi giorni prima era stata la sua abitazione. La moglie, un’infermiera, che l'aveva cacciato di casa dopo avere saputo del suo rinvio a giudizio per molestie su una paziente, gli ha aperto. Enrico Brandimarte, chirurgo vascolare di Taranto che ieri ha assassinato a martellate la moglie, Annamaria Fanelli, e le due figlie, appena entrato nell’appartamento ha subito aggredito la moglie tappandole la bocca con del nastro adesivo.
Lei ha cercato disperatamente di difendersi: vicino alla porta dell’appartamento di via Gobetti è stato trovato il braccialetto che avrebbe perso durante la colluttazione. Il marito l’ha scaraventata per terra ed è andato a prendere il martello che teneva nella cassetta degli attrezzi nello sgabuzzino, in fondo al corridoio.
Le bambine, intanto, si erano rifugiate in cucina terrorizzate chiudendosi la porta alle spalle.
Brandimarte è tornato verso la moglie, stordita e confusa, ma ancora viva, e le ha dato una prima martellata in testa. I carabinieri hanno trovato all’ingresso la prima grossa chiazza di sangue. A quel punto ha afferrato la donna e l’ha trascinata in camera da letto. Poi si è diretto verso la cucina, dalle bambine, e ha massacrato anche loro a a martellate. I corpi sono stati trovati uno sull'altro.
A quel punto è tornato in camera da letto, ha spogliato la moglie, le ha legato le caviglie con filo di ferro e serrato le braccia dietro al corpo, fratturandogliene una, e infine ha stretto il nastro adesivo passandoglielo dietro la nuca e nella bocca spalancata. Poi si è accanito sulla moglie – la donna probabilmente era ancora viva – sfondandole il cranio con diverse martellate.
A quel punto l’uomo si è seduto sul divano della cucina, si è abbassato i pantaloni e si è reciso l’arteria femorale col bisturi. Mentre si stava tagliando, sono arrivati i vigili del fuoco, chiamati dalla caposala della moglie. La donna, preoccupata perché l’infermiera non si era presentata al lavoro e aveva scoperto che le bambine non erano andate a scuola, aveva provato a bussare a casa e non le avevano aperto.

Il vigile del fuoco ha appoggiato la scala alla finestra della stanza in cui l’uomo si stava per suicidare e l’ha visto seduto sul divano. Appena si è accorto dell’arrivo dei pompieri il chirurgo, che ancora non aveva perso i sensi, si è allargato la ferita con le mani per accelerare il dissanguamento. E’ morto poco dopo in ospedale.
Il martello usato per il massacro era in bagno. Nello studio i carabinieri hanno trovato un foglietto in cui l’uomo aveva annotato punto per punto il suo folle programma di morte:
«riporre il martello, usare il filo metallico per legare, chiudere serrande e finestre, spegnere cellulari».
Secondo gli investigatori Brandimarte voleva sigillare con il nastro i buchi delle serrature, probabilmente per chiudersi in casa e ritardare il momento del ritrovamento dei cadaveri.

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